Grazia DeleddaI giuochi della vitaPadre Topes Qualche anno fa abitavano ancora, in un convento posto sulla vetta d'una montagna sarda, alcuni frati, credo francescani. Ogni tre o quattro mesi, uno di loro scendeva la montagna, prendeva un cavallino nel villaggio sottostante - e per lo pi questo cavallino veniva concesso gratuitamente da qualche ricco contadino del luogo - e visitava cinque o sei paesi, in cerca di elemosine.Il pi giovine dei frati, soprannominato padre Topes, per la sua figurina timida di topo, dal lungo musetto pallido ed i piccoli occhi lucenti, aveva appena ventidue o ventitrŽ anni, sebbene ne mostrasse di pi: pregava e taceva sempre; era in odore di santitˆ, e si diceva fosse vergine. Egli era figlio d'un bandito morto assassinato molti anni prima: da fanciullo aveva fatto il mandriano, e sua madre, una fiera e miserissima vedova, avrebbe preferito ch'egli seguisse la via del padre, piuttosto che vederlo farsi frate.Padre Topes, dunque, il cui vero nome era padre Zuˆnne, pregava, taceva, e lavorava continuamente. La mattina per tempo egli mungeva le poche capre possedute dai frati, poi zappava nell'orto, cucinava, lavava le stoviglie, andava ad attingere acqua dal pozzo e dalle fontane. Nel pomeriggio stava lunghe ore alla finestra, gittando briciole di pane agli uccelli che volteggiavano intorno al suo corroso davanzale di pietra.Una infinita solitudine avvolgeva il piccolo convento nerastro che cominciava a cadere in rovina: boschi millenarii di elci, roccie dai profili strani, che nei crepuscoli glauchi parevano enormi teste di sfingi; cespugli di agrifoglio e di felci di un verde giallognolo circondavano il convento e coprivano i fianchi della montagna piramidale. Dalla finestruola di padre Topes si godeva un immenso orizzonte, si vedevano montagne violacee sul cielo che cangiava colore ogni momento, e all'alba pareva soffuso di latte azzurrognolo, e al tramonto ardeva come lamina d'oro arrossata dal riflesso d'un fuoco potente. Sentiva padre Topes la grandiosa bellezza, la solitudine divina del luogo? Sentiva le acute fragranze del musco e delle piante aromatiche, che salivano dai boschi al cader della sera, quando la luna nuova, rossa come una ferita sul cielo violetto sfumante in rosa, in lilla, in glauco, calava sulle montagne della nat“a Barbagia; quando le roccie, al crepuscolo, biancheggiavano quasi di una luce propria, e tutto il bosco aveva fremiti, riflessi, mormorii arcani; e tutta la montagna pareva assorta in un sogno d'amore?Chissˆ? Fatto sta che egli rimaneva ore ed ore alla finestra, anche dopo che gli uccelli s'erano ritirati nel bosco e nei nidi sulle roccie; e guardava "rapito in estasi" il magnifico orizzonte; e anche d'inverno, quando le nuvole e la nebbia stringevano la montagna, il piccolo frate usava affacciarsi alla finestra, col musetto livido e screpolato dal freddo, e guardava in lontananza, gettando briciole ai corvi che venivano dalle nuvole e tornavano fra le nuvole.- Grazie, grazie, grazie - pareva dicessero i corvi col loro grido rauco, salutando lo strano fraticello.- Egli diventerˆ santo; santo come San Francesco - diceva fra Chircu, il guardiano, il quale di notte piangeva e si martoriava perchŽ di giorno non poteva far a meno di ubbriacarsi.Una volta, per˜, padre Topes cadde in peccato mortale. Ed ecco come. Un giorno, ai primi d'aprile, mentre il piccolo frate stava alla finestra contemplando il cielo azzurro tempestato di piccole nubi che parevano foglie di rose, fra Chircu lo chiam˜ e gli ordin˜ di partire l'indomani per la cerca.Di solito, in quel tempo dell'anno, i sardi sono molto poveri, ma ai frati dˆnno sempre qualche cosa.Frate Topes part“ la mattina per tempo: il cielo era tutto argenteo, il bosco umido, le foglie secche e brune che coprivano il suolo brillavano di rugiada.Un soave odore di violette e di narcisi avvolgeva il frate, che sorrideva beato. Ah come si sentiva felice di viaggiare! Avrebbe visitato tante belle chiese, avrebbe visto il vescovo di Nuoro solenne e bello come un santo apostolo.Basta, arrivato in fondo alla montagna, davanti al villaggio nero e silenzioso come una cava di schisto, il frate si ripos˜ sotto i bassi rami di un elce, vicino al quale gorgogliava una fontana. Poco distante c'era la prima casa del paese; ed una fanciulla alta e formosa, bruna ma con occhi turchini, usc“ da questa casa, venne ad attingere acqua alla fontana, e salut˜ il fraticello sorridendogli graziosamente.Egli la guard˜ e non si turb˜ affatto per la presenza di lei e per il suo bel sorriso; anzi le chiese a chi poteva rivolgersi per il cavallo. Ella nomin˜ un ricco paesano. Egli trov˜ il cavallo, part“, gir˜ per i villaggi, e visit˜ tante belle chiese, ed arriv˜ a Nuoro e vide il vescovo, alto, solenne e candido come un santo apostolo vivente.Il tempo era stupendo; tiepido e molle: il sole giˆ caldo ma velato da vapori lattei, inondava di voluttuosi tepori le verdi campagne, freschissime, fiorite di margherite e di ranuncoli, di puleggio e di genziane.Il fraticello viaggiava con piacere, salutando con gioia infantile tutte le persone che incontrava: qualche volta si tuffava fra le alte erbe tiepide, mentre il cavallo pascolava, e sentiva una dolcezza struggente, simile alle estasi che provava nel convento quando pregava sognando il paradiso.Basta, una notte arriv˜ tardi in un villaggio. La notte era chiara, tiepida, dolce e fragrante come una notte di giugno. Frate Topes avrebbe voluto dormire all'aperto, ma aveva le bisaccie giˆ colme e temeva lo derubassero. I tempi erano tristi; nel mondo c'era molta gente buona, ma anche molta gente cattiva. Eppoi egli si sentiva stanco, assonnato, bisognoso di riposo e di sicurezza.BattŽ alla prima porticina che vide. Gli fu subito aperto da una donna alta e bella, bruna con gli occhi azzurri, che rassomigliava alla fanciulla incontrata vicino alla fontana.- Che volete? - chiese ella bruscamente, guardandolo meravigliata.- Cos“ e cos“ - egli disse ci˜ che desiderava.La giovine donna esit˜ un momento, corrugando le foltissime sopracciglie nere; poi introdusse il frate ed il suo cavallo carico in un cortiletto attiguo alla casa.- Io sono una donna sola, - disse, aiutando a scaricare le bisaccie, e ridendo un po' beffarda, - ma spero che la gente non mormorerˆ, se vi faccio dormire qui.- No, di certo! - rispose frate Topes sorridendo.- Ad ogni modo me ne andr˜ prima dell'alba. Dormir˜ magari qui nel cortile.- Dio ce ne scampi; no! Per il servo di Dio sempre riserbato il miglior posto della casa.Ma come pesano queste bisaccie! Avete fatto buona cerca?- S“; in tutti gli ovili mi han dato il cacio nuovo, che il Signore benedica le greggie. Ed anche l'olio mi hanno dato, le buone massaie, che sia benedetto il loro cuore!- Amen! - disse la donna ridendo.Aveva un contegno strano; e il suo sguardo lucente e il suo riso beffardo mettevano quasi paura. Sulle prime padre Topes la credette un po' matta. Ella fece entrare il frate in una bella camera azzurra e gli offr“ dei dolci, vino e liquori.- No, no. Egli respingeva tutto; ma ella insistŽ con tanta grazia, carezzevole e insinuante, che egli mangi˜ un dolce e poi bevette un bicchiere di vino, soave e forte come il profumo delle macchie aromatiche che circondavano il convento; poi ne bevette un altro, poi un calice di un liquore rosso e ardente come il cielo al tramonto veduto dalla finestra della sua cella; poi un altro ancora.- E ditemi, dunque, di qual convento siete? Dove siete stato? - chiedeva la donna, ritta accanto a lui.Ella era vestita con ricercatezza; aveva un corsetto che al riflesso del lume brillava di perline e di pagliette d'oro; aveva i neri capelli divisi sulla fronte e attortigliati intorno alle orecchie, lucenti d'olio odoroso; ed infine esalava un profumo di violetta che stordiva il frate.Egli sentiva una dolcezza mai provata, una felicitˆ infinita. Abbandonato sulla sedia, accanto al letto, gli pareva che tutti i suoi nervi si fossero spezzati, e il suo corpo non potesse muoversi pi; e provava un piacere indicibile per quella snervatezza, per quello sfacelo di tutte le sue facoltˆ fisiche. Intanto raccontava i suoi casi alla donna attenta.- Ah - disse ella stupita. - Voi siete il figlio di quel bandito? E perchŽ vi siete fatto frate?- Per espiare i peccati di mio padre! - egli rispose.E subito sent“ un grande dolore per questa confessione che non aveva mai fatto a nessuno; ma la donna lo stord“ tosto con una sua risata beffarda.- PerchŽ ridi? - egli balbett˜.- PerchŽ sei uno stupido! - ella disse, chinandosi sopra di lui, e accarezzandolo. - Sei un bambino innocente, tu; sei innocente o no?- S“ - egli disse, pallido e tremante, respingendola debolmente.In quel momento s'ud“ battere alla porta, ma la donna finse di non sentire; e torn˜ a curvarsi, prese le braccia del frate, se le cinse al collo e baci˜ sulle labbra la povera creatura smarrita.Egli chiuse gli occhi e due lagrime gli rigarono le guancie tremanti.- Baciami - diss'ella, con una specie di delirio. - Suvvia, non piangere, non aver paura. Il peccato non esiste. Cosa il peccato? Baciami.Egli la baci˜.E rimase due notti e due giorni nella casa fatale.Spesso udiva battere alla porta, e tremava tutto, ma la donna rideva e lo rassicurava.- Quando non apro, vedono bene che c' gente e vanno via! - gli diceva sfacciatamente. La terza notte lo mand˜ via.- Va, - gli disse, - ritornerai un'altra volta. Ora va.Egli le lasci˜ tutto ci˜ che aveva nelle bisaccie. A dire il vero ella sulle prime rifiut˜; ma poi si lasci˜ facilmente convincere ed accett˜ ogni cosa. Frate Topes arriv˜ al convento la sera dopo. Quando fra Chircu lo vide si fece il segno della croce.- In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, che avvenuto, padre Zuˆnne?Voi sembrate un vecchio di cento anni; pare siate entrato ed uscito dall'inferno.- Ebbene, - disse il meschino, con voce spenta, - mi hanno assalito i ladri; mi hanno derubato e bastonato! Padre Chircu, mezzo ubbriaco, cadde in ginocchio e cominci˜ ad urlare contro la malvagitˆ del mondo; poi si sollev˜ aggrappandosi al muro e chiese:- E il cavallo? Anche quello?- No, quello l'ho riportato sano e salvo al padrone.- Ebbene, uomo di poca fede, voi dovevate rifare il giro. E lo rifarete: quando udranno che i ladroni hanno assalito in voi lo stesso Ges Cristo in persona, raddoppieranno le offerte.Padre Topes, giˆ pallido come un cadavere, divent˜ livido e cominci˜ a tremare.- Padre, - supplic˜ a mani giunte, - non mi mandate: no, non mi mandate. Mi assaliranno di nuovo. Ho paura. Abbiate pietˆ di me; mandate un altro. - Un altro non lo crederebbero: direbbero che facciamo una speculazione. Andate, padre Zuˆnne; quando vedranno il vostro viso invecchiato ed i vostri occhi pieni di terrore, raddoppieranno le offerte.Invano il piccolo frate preg˜ e supplic˜. Padre Chircu sapeva bene il fatto suo, per non desistere dalla felice idea balenatagli in mente; per˜ concesse a frate Topes una settimana di riposo.Fu una settimana di martirio.La primavera splendida della montagna avvolgeva di luce e di fragranze il vecchio convento verde d'umido e di musco. Le gazze fischiavano di gioia nel bosco odoroso di viole; ogni filo d'erba tremava e brillava alla brezza tiepida. Padre Topes delirava, col sangue arso da una invincibile ossessione di rimorso, di ricordo e di desiderio. E volevano ch'egli ripartisse! No, piuttosto morire; perchŽ partire significava incamminarsi ineluttabilmente verso il peccato. Ed egli non voleva pi peccare: egli ora voleva vivere cento anni e poi altri cento anni nel convento, in una grotta, in cima ad una rupe, come San Simone sulla colonna, per espiare i peccati suoi e quelli di suo padre. Dopo una settimana per˜, si sent“ pi calmo e part“. Un filo di speranza lo guidava: Dio misericordioso l'avrebbe aiutato.Anche questa volta il cielo incurvavasi come una volta argentea al disopra dei rami contorti del bosco, ed un soave odore di violette e di mughetti profumava l'aria fresca dell'alba rugiadosa.Ma padre Topes cominci˜ a turbarsi nel respirare la fragranza del bosco: ricordava il profumo di quella donna; e sentiva il suo cuore stringersi, stringersi, farsi piccino come una bacca d'agrifoglio. Una tristezza mortale lo avvolse.Arrivato in fondo alla montagna, si ferm˜ come l'altra volta, sotto il grande elce dai bassi rami, vicino alla fontana.Il paesello taceva, lievemente colorato dal riflesso dell'aurora.Come l'altra volta, la fanciulla alta e formosa, dagli occhi turchini e le labbra rosse, venne ad attingere acqua alla fontana. Vedendo il fraticello gli sorrise graziosamente e gli disse con voce carezzevole, come parlando ad un bimbo:- Vi hanno dunque assalito, i ladroni? Ah, i cattivi ladroni! Essi andranno all'inferno...Il piccolo frate non rispose: ma la guard˜ come un pazzo. Ah, s“, Dio santo e terribile, ella rassomigliava a quell'altra, e nel guardarla, padre Topes provava una vertigine di desiderio che gli ottenebrava gli occhi. Egli era perduto; perduto per tutta l'eternitˆ. Sent“ che non avrebbe fatto un passo se non per avviarsi a quel luogo, e non si mosse. Appena la fanciulla se ne fu andata, alta e bella e con l'anfora sul capo come la Samaritana, padre Topes la segu“ con lo sguardo ardente, poi si lev˜ la corda grigia che gli cingeva i fianchi e la gitt˜ ad un ramo. Salito sulla pietra che serviva da sedile, egli fece un nodo scorsoio alla corda, se lo pass˜ al collo e si lanci˜ nel vuoto.