Introduzione - Video


Introduzione - Audio

Il progetto

Nel 2016 tutto il mondo culturale del Nuorese era agitato da un fermento di iniziative poiché contemporaneamente ricorrevano i novant’anni della consegna del Premio Nobel a Grazia Deledda e gli ottant’anni dalla sua scomparsa. Come spesso succede nel susseguirsi delle informazioni si diffuse anche quella che la Regione Sardegna volesse direttamente partecipare a queste ricorrenze finanziando eventi ed attività. Fino ad allora, come sezione di Nuoro dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti avevamo sempre partecipato a bandi o effettuato domande di finanziamento in modo, per così dire, settoriale, cioè, sempre per attività che fossero mirate alla assistenza dei nostri soci ciechi o ipovedenti. Facendo appello a tutta la nostra immaginazione e capacità progettuale, ci sforzammo di immaginare come il nostro mondo potesse incrociare e coniugare una attività culturale più allargata. Le continue chiacchierate quotidiane con il gruppo di lavoro impegnato nella formulazione di una idea progettuale si indirizzarono principalmente verso la individuazione di una attività che, puntando alla diffusione degli scritti di Grazia Deledda, al contempo fosse l’occasione per individuare dei momenti che mettessero nell’angolo la solitudine dei partecipanti. Come spesso accade, quando si è impegnati in una attività, si parla e si racconta questa a tutte le persone che riempiono gli appuntamenti delle nostre giornate. Proprio in quel periodo stavamo definendo una convenzione con la casa circondariale di “Bad’ e Carros” di Nuoro per dare la possibilità ai detenuti di espletare, sotto forma di volontariato, un servizio esterno presso la nostra associazione. Le lunghe interlocuzioni con la Direttrice Luisa Pesante ci aiutarono moltissimo per indirizzare il progetto verso la costituzione di un articolato partenariato.

Continua a leggere

Chiaroscuro

-->

Nel contempo eravamo sempre in contatto con Luca Montisci, il Presidente della Sezione ENS di Nuoro, poiché ricorrentemente ci confrontavamo sulla necessità che, come associazioni, partecipassimo a qualcosa che non fosse prettamente istituzionale. Durante una telefonata di cortesia con Nicola Stilla, Presidente del Club Italiano del Braille, nel raccontarci vicendevolmente i nostri impegni e le nostre preoccupazioni, Nicola diede l’imbeccata decisiva: Pietro, hai concretamente la possibilità di mettere insieme tre diversi tipi di solitudine - quella dei ciechi senza la luce, quella dei sordi senza i suoni, quella dei detenuti senza la libertà – cerca di costruire il tuo progetto per individuare questo momento di integrazione. Da sempre, come sezione dell’Unione Ciechi, abbiamo creduto in un modello di inclusione sociale più moderno. Costantemente abbiamo cercato di costruire una inclusione culturale che serva a preparare un fecondo terreno per quella sociale. Costruire cioè relazioni positive fra i cittadini, attività comuni, condivise e di gruppo, partecipazione ad iniziative in ambienti diversi che permettano di sviluppare un positivo processo di “inclusione insieme”. Avevamo adesso la cornice nella quale inserire il nostro progetto, ci impegnammo per identificare i contenuti che rappresentassero, in una forma innovativa, l’opera di Grazia Deledda. In una sua prima stesura il progetto venne indirizzato al romanzo “Canne al vento”, immaginando la lettura di due capitoli alla volta. Il sistema di lettura era del tutto identico a quello che viene utilizzato in questo progetto. Vale a dire che nello stesso appuntamento di lettura si dovevano alternare due lettori non professionisti, il primo leggendo dal libro in nero (scritto nei comuni caratteri di stampa) ed il secondo invece cieco che leggesse da un testo scritto in Braille. Questo primo momento vuole dimostrare che quando un cieco è in possesso degli opportuni strumenti culturali, può tranquillamente eseguire le stesse operazioni di un vedente. Fu previsto che le letture fossero sempre accompagnate dalla traduzione resa da un esperto nel Linguaggio Italiano Dei Segni (LIS), così che, anche i sordi potessero partecipare all’evento. Si creò così un motivo di congiunzione fra ciechi e sordi, cioè fra due mondi che hanno nella comunicazione un evidente problema. Ma studiato questo percorso, non eravamo ancora soddisfatti. Volevamo creare qualcosa di ancora più innovativo. Così ci consultammo con il regista Antonio Sanna della “Arkaos film” per studiare un sistema che ci consentisse di filmare i momenti di lettura e renderli così disponibili ai sordi sia su un sito istituzionale del progetto che su un canale di youtube. Da questo incontro Antonio ci suggerì che dai files video potessero essere estrapolate le tracce audio così da fornire uno strumento di lettura anche ai ciechi. Nella fase di scrittura e di compilazione del progetto ci accorgemmo che un romanzo, che ha una sua consecuzione narrativa, rendeva poco attraenti gli incontri di chi non aveva già seguito i precedenti, per l’ovvio motivo che si leggevano due capitoli di una storia senza darne né l’inizio né la fine. Nel frattempo si costituiva il partenariato del progetto e, dopo un articolato confronto venne fuori l’idea di puntare il progetto sulla raccolta di novelle “Chiaroscuro” della Deledda. Anche questa fu un intuizione che rese il progetto più accattivante. In una giornata di letture si da infatti spazio a due novelle alla volta che, ognuna per conto suo, apre e chiude una storia a se stante. Ora avevamo davvero tutti gli elementi per rendere efficace ed efficiente un progetto nel quale abbiamo riversato tutto il nostro entusiasmo. L’innovazione consiste, oltre che nelle modalità di svolgimento delle giornate di lettura, anche nella possibilità di rendere disponibile l’opera “Chiaroscuro” nelle seguenti sei estensioni: formato in nero rilegato a stampa, formato scaricabile su supporti mobili, formato in scrittura leggibile dalle sintesi vocali o dalle barre Braille, formato su file audio, formato in Braille, formato in video con sistema LIS. Per sintetizzare tutto questo lo abbiamo chiamato “Chiaroscuro: Grazia Deledda in esalettura”. Nella fase Regionale abbiamo riscosso tanta curiosità e tanto interesse, ci accingiamo a diffondere “Chiaroscuro” sul territorio Nazionale ed in tutta Europa con il sistema multimediale dell’esalettura. Finora, dopo ogni incontro, abbiamo sempre conosciuto nuovi amici che spesso sono diventati compagni di viaggio del nostro progetto. Con un linguaggio che ci piace i giornali hanno definito il gruppo impegnato nel nostro tour di lettura “ La carovana di Chiaroscuro”. Nutriamo la speranza di vedere crescere sempre di più questo gruppo di persone che volontariamente si unisce alla nostra “carovana”. Ed è questo risultato che ci persuade a considerare il nostro progetto culturale anche uno strumento di integrazione sociale.

Torna su